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lunedì 17 agosto 2009

IL FALSO PROBLEMA DEL CIBO BIOLOGICO

Una ricerca-choc che parifica il valore effettivo del frutto non-bio a quello biologico

La Food Standard Agency (FSA), organismo ministeriale inglese, con una ricerca-choc su 162 studi dell’ultimo secolo, ha assodato che ortaggi, cereali e frutta, coltivati con metodi naturali (letame e concimi organici, niente diserbanti o pesticidi di sintesi), hanno gli stessi esatti ingredienti dei cugini tirati su a forza chimica, causando sconcerto, incredulità ed irritazione dei fervidi difensori del biologico.
Il nostro lavoro non riguarda le conseguenze sull’organismo dell’uso di pesticidi ed erbicidi, mette le mani avanti Alan Dangour, ma è focalizzato semplicemente sulle qualità organolettiche del prodotto esaminato.
Fatto sta che questa ricerca, pubblicata il 4 agosto sul quotidiano Repubblica, corre il rischio di diventare il cavallo di battaglia dei bio-scettici.

La reazione appassionata e stizzita di Carlo Petrini

Ed è a questo punto che è intervenuto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e di Terra Madre, nonché colonna dell’Agricoltura Biologica Italiana, con un’appassionata arringa che sintetizzo qui di seguito.

Non è una semplice questione di più o meno vitamine nel pomodoro.
Non si vive di sole vitamine.
Si vive di rispetto dei tempi di maturazione, di tutela della fertilità nei terreni, di rispetto dei paesaggi custoditi, di inclusione della bellezza nei piani di sviluppo, della considerazione del tessuto sociale e delle relazioni umane, tipo quelle che si instaurano in un mercato di prossimità.
Si vive di assenza di residui chimici.
Si vive di cibo raccolto quando è maturo.
Si vive di cibo spostato il meno possibile.
Si vive di cibo vero e di cibo trasparente.

Il consumatore sceglie il bio in quanto sa cosa è.
Chi sceglie l’industriale lo fa invece perché una lunga serie di informazioni su di esso viene taciuta al consumatore. Anche la battaglia OGM è una battaglia di etichette.
Provi la FSA a chiarire le relazioni tra l’uso della chimica in agricoltura e l’impennarsi di tumori negli ultimi 50 anni.
In un momento in cui i consumi di biologico stanno crescendo, viene da chiedersi per quale motivo, e per fare un favore a chi, si sente il bisogno di raffreddare gli entusiasmi, conclude la nota.

La mia personale contro-critica alla tesi pro-bio di Petrini

Gli voglio subito dire, a differenza della Giovanna Di Stefano (lettrice e collaboratrice dell’AVA), rimasta affascinata dalla sua reazione, che ho trovato l’arringa a difesa del biologico piena di vistose o implicite lacune.

Carissimo Petrini, ho il massimo rispetto per le buone intenzioni di chiunque ami la natura e ne difenda le sorti.
Ho diversi amici che si danno da fare in questo senso, in Italia e fuori di essa, la maggior parte di essi sicuramente in buona fede.
Gente che vende prodotti biologici, ed anche gente che mi segue e legge le mie tesine, o semplicemente che è iscritta all’AVA di Roma, per le sue esigenze filosofiche e spiritualistiche, o all’ABIN di Bergamo, per le sue motivazioni igienistiche.
Eppure sono costretto a dirti che hai apparentemente ragione, ma sostanzialmente torto.

Non si vive solo di vitamine

Non si vive solo di vitamine, è bellissimo.
Si vive di asenza di residui chimici, è convincente.
Si vive di cibo vero e di cibo trasparente, è entusiasmante.
Il problema è che ti sei fermato lì, e hai fatto come un cantante che ti regala una musica accattivante e che sta andando verso un irresistibile crescendo, per poi steccare nel momento di massimo effetto, deludendoti e lasciandoti un sapore amaro in bocca.
Da uno che pretende di essere poeta ispirato e confortato dalla giustezza dei suoi pensieri, e dalla sana appartenenza al filone rivoluzionario della terra buona, della terra pulita, ci si aspetta di più e ci si aspetta coerenza. Avresti dovuto continuare e dire che:
Si vive di cibo vivo ed innocente.
Si vive di armonia con gli altri esseri e col creato.
Si vive la vita e per la vita, e non mai grazie alla morte degli altri.

Chi va vicino alla verità, mancandola in pieno, fa un errore imperdonabile

E invece no. Ti sei fermato brutalmente, oltremodo timoroso di varcare una determinata soglia.
Non a caso però. C’è stata evidentemente una molla dentro di te che ti ha indotto a tirare il freno a mano. In linea con quanto si dice in modo ipocrita e formale nelle riunioni mondiali del G8 e dei G20,
hai voluto limitarti agli OGM, ai fitofarmaci, alle sementi, ai cibi funzionali, alla salute delle acque e dei mari. Tutte parole belle ma vuote e manieristiche.
Ti sei forse ricordato di rappresentare una categoria che mette tutto sul piano del cibo e del rapporto tra uomo e uomo, tra bipede e bipede, tra agricoltore e cittadino, tra cristiano e cristiano, lasciando fuori della porta quella parte importantissima della natura che è rappresentata dai piumati, dai quadrupedi, dagli squamati e dai pinnati.
Sei andato vicinissimo alla verità, mancandola però nettamente e, chi va così vicino ad essa e ciononostante la manca, fa un peccato ancora più grave e più imperdonabile di chi ne è lontano.


Una poesia monca e stridente, e un modo di pensare aprioristico e partigiano

Mentre la parte più ragionevole dei consumatori e dei produttori si converte al biologico, l’ente governativo britannico si sforza di provare che il cibo biologico non sarebbe, dal punto di vista nutrizionale, superiore a quello convenzionale, ti lamenti, sdegnato e scandalizzato.
Non ti sei nemmeno accorto di quanto monca, stonata e stridente, sia la tua poesia, e di quanto partigiano sia il tuo modo di pensare.
Non sto qui a valutare lo studio degli inglesi e nemmeno le motivazioni della FSA.
Resta il fatto che il dr Alan Dangour ha intelligentemente ed opportunamente chiarito che il loro studio riguardava solo i caratteri organolettici di frutta e verdura cresciuta in un terreno non-bio, mettendoli a confronto con quella coltivata in terreno bio, e niente altro, per cui ogni discorso di conseguenze negative sull’organismo, da parte di erbicidi e pesticidi, resta del tutto escluso.
Se volevi davvero contestarlo, lo potevi fare con delle prove contrarie, che però non possiedi, perché sostanzialmente, a Londra, hanno ragioni da vendere.

Per la mia favolosa frutta e verdura non uso stallatico come voi, ma foglie di bosco

Nel mio piccolo, sono un produttore dilettante e problematico di verdura e frutta rigorosamente biologiche, ottime di sapore, profumo e contenuto, anche se di dimensioni più modeste rispetto a quanto si trova sui mercati.
Tanto per capirci uso fertilizzante rigorosamente biologico e non stallatico, ovvero letame naturale di foglie (ne ho in abbondanza, vivendo in mezzo a una zona boschiva) e dei residui vegetali dei nostri pasti. Lo stallatico rimane per me parte della catena perversa della sopraffazione.
Come non accetterei del resto mai di versare secchi di sangue o di urine regalatimi da una macelleria, o sacchi di farina di ossa regalatimi da un produttore di hamburger.

Credo al biologico, ma nemmeno un po’ al business biologico

Qualche esperienza dunque ce l’ho, ed è opportuno che esprima a fondo la mia opinione su questa interessante diatriba tra te e i ricercatori britannici, anche a rischio di alienarmi qualche simpatia.
A fare gli arbitri si prendono regolarmente insulti e fischi, e magari anche qualche pomodoro bio o non-bio, ma comunque troppo maturo o addirittura marcio.
Da naturalista quale sono, da persona non collegata in alcun modo con le industrie e con la lobby agricolo-industriale, dovrei sottoscrivere in pieno quanto da te affermato.
Invece, non mi sento per niente di farlo.
Non solo per le mie gravi riserve sopra espresse sulla tua poesia, ma anche per tutto il ragionamento implicito che sta dietro la tua arringa difensiva, e dietro la maggior parte del biologismo di maniera, che è poi il biologismo commerciale imperante della nostra epoca.

Sei molto bravo a dipingere e ad idealizzare

La tua arringa difensiva è comprensibile, chiara, appassionata, a tratti poetica e romantica.
Idealizzi persino un quadro di vita contadina dei tempi andati, con mondine che raccolgono un riso perfetto e cantano come delle sirene, ragazzini bravi ed obbedienti che si divertono a depositare fragole e ciliegie nei loro appositi cestelli, contadinotte che ti vendono ravanelli e cespi freschi di verdure all’ingresso dei loro campi, agricoltori sereni che espongono con orgoglio le loro pannocchie, e che regalano un sorriso e una carezza al vitellino e al porcellino che tengono in grembo.
Quasi come nella pubblicità idilliaca della mucca Carolina, che regala sorridente il suo latte bio.

Spalanchiamo gli occhi ed immergiamoci nella realtà quotidiana

Siamo tutti per un quadro del genere.
A chi non piace il paesaggio ordinato e custodito, la bellezza nello sviluppo, le relazioni umane in un mercato di prossimità, l’assenza dei prodotti chimici.
Tutto bello ed affascinante.
Fin qui non ci piove.
Vediamo però di spalancare un po’ gli occhi e di immergerci nella realtà, ed anche di giudicare le cose in modo scientifico ed attuale, concreto e reale.

L’amore ed il romanticismo esistono, ma da altre parti

Non so se la FSA abbia sprecato o no i soldi nella sua ricerca con qualche secondo scopo in testa, per fare un favore a chi o per bastonare chi altro.
So comunque che nel bio non c’è solo amore e romanticismo, ma c’è pure molto opportunismo e molto business con la B maiuscola.
Le cose umane sappiamo benissimo come vanno.
Un pomodoro bio vale il triplo del non-bio sul mercato? Ebbene, buttiamoci pure noi nel bio, dicono i produttori di porcherie chimiche.
Fatta la legge, trovato l’inganno.
E’ di sicuro bene che ci siano le denominazioni e i marchi di provenienza.
Ma, personalmente credo poco alle etichette.
Più che un bio-scettico sono un business-bio-scettico, salvo che non si tratti di vedere coi miei occhi il campo di coltivazione, il prodotto, e la conformazione fisica, economica e mentale, del produttore.

Nessuna critica agli importanti esperimenti di agricoltura innovativa di certi contadini avveduti e coraggiosi

Fatta questa prima annotazione, ne aggiungo subito una seconda.
Viviamo in un mondo industrializzato, pieno di gente di ogni razza e colore, pieno di traffici e di movimento, per cui certi quadretti idealizzati possono andar bene appesi ad una parete, ma si prestano assai poco all’applicazione concreta. Occorre realismo e senso pratico.
Questo non significa criticare gli ottimi esperimenti che qualche gruppo di coraggiosi ed innovativi agricoltori sta facendo, vendendo pure i suoi prodotti direttamente, a margine dei propri campi.
E non significa criticare lo spirito rivoluzionario di quei contadini che si ribellano ai diktat dei loro governi e della Monsanto per gli OGM.
I buoni esempi e la buona fede vanno plauditi, difesi ed incoraggiati.

Uno sfizio per pochi, un prodotto teoricamente perfetto, ma inarrivabile per la massa

Terzo punto riguarda i prezzi.
Ammesso e non concesso che il bio sia davvero e sempre bio, e che il bio sia sempre consistentemente diverso e migliore del non-bio, i suoi prezzi proibitivi lo renderanno sempre un prodotto di élite, uno sfizio per pochi, un obiettivo inarrivabile per la massa.
La gente non può permettersi di andare alla boutique della frutta come fanno in Giappone, con ogni singola fragola o lampone avvolti nella carta velina, tenendosi in bocca la ciliegia per 5 buoni minuti, essendo costata la modica cifra di un euro.
E’ evidente che, a quel tipo di ciliegie perfette, dovrà seguire il tonno o l’hamburger.

Il discorso OGM non va contrastato e contenuto, va eliminato e messo fuorilegge

Quarto punto sulla chimica.
Il concetto del via-gli-erbicidi e via-il-fertilizzante-sintetico dai campi è condivisibile, a patto però che riguardi la globalità dei terreni e la globalità dei mercati.
Gli OGM, come fenomeno estremo dell’assalto biochimico in agricoltura, non va contrastato e nemmeno va contenuto. Esso va semplicemente eliminato, messo fuorilegge.
Monsanto e Rockefeller vanno denunciati e messi a Guantanamo al posto dei terroristi iraqeni.
Mi spiace per il professor Umberto Veronesi il quale, nonostante la sua fine intelligenza e la sua sensibilità animalistica, si sia fatto coinvolgere incredibilmente in queste brutture dei tempi in cui viviamo.

Il discorso OGM è simbolo e sintomo finale di filosofie e piani delinquenziali.
Chi li ha inventati e introdotti, dove e perche?


E’ giusto chiederci e riflettere sul chi ha introdotto gli OGM, sul dove e sul perché.
E’ stata la Monsanto (gruppo di chimici e di macellai), negli Usa (invasori e ladri, avventurieri e lazzaroni europei, che hanno annientato il popolo più bio della storia, gli Indiani d’America, e le loro magnifiche mandrie libere di bisonti), per riparare alle loro malefatte (bovino-economia, porco-economia, avi-economia, e tre quarti dei terreni a cerealicoltura di allevamento) con malefatte ancora peggiori (lasciare tutto come prima ed inquinare ulteriormente con gli OGM).

Sugli OGM siamo in piena sintonia

Gli OGM vanno eliminati per mille e una ragione.
Per i pericoli biologici che essi rappresentano.
Per gli effetti chimici perversi che producono nei suoli.
Per le documentate rovine economiche che producono.
Per la dipendenza farabutta che creano, obbligando gli agricoltori e persino i singoli paesi ad essere schiavi delle sementi Monsanto.
Per il mantenimento e la conservazione del mondo iniquo, malato e macellatorio che implicano.
Per la moltiplicazione intensiva dei macelli predicata dai loro produttori.

Poche luci e tante ombre, nei supermarket bio

Quinto punto.
Riguarda il cinismo e la spiccata venalità del business bio, la totale carenza di sensibilità etico-animalistica del business bio.
Ricordo ancora la prima volta che mia moglie volle essere accompagnata da me nel migliore negozio bio di Udine, appartenente a una catena nazionale di cibi naturali.
C’era molta gente ed era persino difficile trovare parcheggio.
Dieci diverse marche di riso integrale (ottima cosa), un’intera scansia dedicata ai cereali integrali (ottima cosa), una seconda scansia riservata ai succhi più accattivanti, tipo succo di ortiche e di crescione, succo di mirtilli selvatici e di uva bio, di lamponi e uva ursina (buona cosa, enzimi a parte), un reparto di pani integrali ai semi di girasole, sesamo, papavero, lino, zucca (ottima cosa).

Un reparto di carni-bio, ovvero l’immondezzaio dell’anima

Ma, alla file del corridoio, un brutto pugno nello stomaco, ovvero il reparto di macelleria-bio, con cartellino sulla bistecca-bio (vitellone-bio, alimentato a mais e fieno, e gentilmente abbattuto il
giorno X), e sul prosciutto-bio (da maiale-bio, alimentato a patate e ghiande, amorevolmente sgozzato in data Y).
Accanto a tale immondezzaio dell’anima, un reparto frutta fresca da teatro degli orrori, con due cassette sfigate di uva e di mele che a forza di stare a pochi centimetri dal sangue, puzzavano di macello, con una terza cassetta di carote e ravanelli dall’aspetto smorto e sconvolto, con foglie secche e stecchite, che solo un barbone disperato avrebbe osato ricevere in regalo, e che il bio-negoziante avrebbe fatto meglio a sostituire con delle controfigure di plastica.

Il materiale più fresco di quella catena bio? Le bistecche-bio al sangue e gli integratori.

Probabilmente, i cibi più freschi e naturali, escluse le bistecche al sangue, erano le tante confezioni di vitamine sintetiche, di integratori minerali e di coenzima Q10, disposte nell’apposita sezione accanto alla cassa. Alla fine, ci ritrovammo con due borse di plastica e quattro chili di salute, costatici la modesta somma di 70 €. Ho giurato che non avrei mai più messo piede in un supermercato bio, pur sapendo che esistono anche i negozianti intelligenti, sensibili e coerenti.

Durian bio? Diventerebbe cibo esclusivo della famiglia reale.

Sesto punto.
Nei giorni scorsi, un mio lettore di Lecce mi ha fatto diverse domande sulla Thailandia, in vista di un suo viaggio da quelle parti. In uno dei quesiti, e mi è parso quello più assillante, mi ha chiesto se in Thailandia si trova la frutta e la verdura bio. Gli ho risposto che essa non esiste affatto, per fortuna.
Anche perché la frutta tropicale è biologica per definizione, con l’abbondanza di humus, di sole e di acqua su cui può contare in continuazione da quelle parti.
Già il durian Monthong costa un occhio della testa.
Figuriamoci se si mettessero pure ad etichettarne una parte col termine bio.
Diventerebbe cibo esclusivo della famiglia reale thailandese.
L’ho invitato a tranquillizzarsi, ad andare in Thailandia e a mangiare liberamente tutta la frutta che troverà esposta lungo le strade, nei negozi o nei supermercati.

La gente che dirada il consumo di frutta e procede verso i reparti macello-caseari

Mi sto rendendo conto che la faccenda del cibo biologico sta condizionando e frenando la gente, le sta impedendo di comprare le cose liberamente e con disinvoltura, la mette addirittura in condizioni di minimizzare e diradare il consumo della frutta.
E mi vengono in testa i troppi articoli apparsi su giornali e riviste a ritmo incalzante, tutti incentrati sulla bontà teorica della frutta, ma pure sulla enorme balla della velenosità della medesima in generale.
Se un tempo sospettavo l’esistenza di un complotto anti-frutta gestito da qualche ministero e da qualche industriale della bistecca e del formaggio, oggi ne sono ormai più che sicuro.
La gente, infatti, col biologico minimizza gli acquisti di frutta, guarda alle cassette dell’ortofrutta come si trattasse di materiale bello a vedersi ma pericoloso da consumarsi, e passa direttamente ai reparti latteria e macelleria. Frutta proibita come il pomo del Paradiso Terrestre.
Scordandosi che il peggior frutto possibile, resta un prodotto naturalissimo, cento volte più puro, nutriente e digeribile della migliore bistecca, del miglior pesce e del miglior formaggio.

Molti prodotti crescono al meglio senza bisogno di prodotti chimici

Settimo punto.
So per esperienza diretta che esiste una gamma di frutta e di prodotti da orto che si presta pochissimo al pervertimento chimico, e che non ha bisogno di interventi per crescere al meglio.
E so pure che nessun agricoltore è così tonto da sciupare prodotti chimici carissimi quando ciò non fosse davvero indispensabile.
Fichi, susine tradizionali, cachi, castagne, kiwi, melograni, more di gelso, melette selvatiche, pesche selvatiche, nettarine selvatiche, uva varietà baccò e americano nero, more e lamponi, nocciole, noci, mandorle e pinoli, non hanno bisogno di nulla.
Situazione diversa per le uve da tavola e da vinificazione, per mele e pere, per pesche e nettarine, per fragole e prugne.
Da rilevare che pomodori, melanzane, peperoni, zucchine, cetrioli, tegoline, piselli, ricorie, lattughe, ravanelli, crescione e tarassaco, valerianella e finocchi, crescono bene senza bisogno di alcunché, mentre i cavoli e tutte le verze temono solo le lumache.

L’intelligenza selettiva delle piante

Ottavo punto. Occorre dire una cosa fondamentale sulle piante.
Esse sono estremamente selettive ed intelligenti nell’assorbire quanto gli serve dal terreno, essendo dotate di grande istinto bio-chimico.
Compito specifico delle radici è raccogliere dal terreno minerale inorganico (di qualsiasi provenienza) inzuppato d’acqua, e di trasformarlo, in stretta associazione col sole e con la fotosintesi clorofilliana, in minerale organico.
Essenzialmente, le piante crescono più grazie ai valori assorbiti dall’atmosfera azotata e dal sole, ed in concomitanza con gli scrosci di pioggia che regalano autentiche folate di biomagnetismo.

La magia sta nel magnetismo e nel sole, più ancora che tra le radici

Si può verificare di persona.
Se innaffi del radicchio con l’acqua del rubinetto, lo puoi rinfrescare, ma non cresce affatto.
Non appena invece gli arriva una spruzzata di pioggia, cresce a vista d’occhio.
Dove sta la magia? Non nell’acqua, ma nel magnetismo e nella carica naturale radioattiva dell’acqua piovana.
Se pensi poi ai grossi alberi che crescono lungo i marciapiedi delle nostre città, essi hanno una base assai ridotta di suolo a propria disposizione, con nutrimento assai limitato. Eppure crescono belli e sani, costringendo gli enti municipali a potarne i rami con le scale dei pompieri.

I frutti appena colti dall’albero sprigionano una ineguagliabile energia radiante

Nono punto, sulla frutta lontana e su quella di stagione.
Nessuno nega l’estrema perfezione del frutto fresco di stagione, meglio ancora se appena staccato dall’albero.
Mentre scrivo questi appunti, ho a mio fianco un piatto di susine e fichi neri appena staccati dagli alberelli che stanno a dieci metri dalla mia scrivania. La loro fragranza e l’energia radiante che sprigionano è indescrivibile. Niente a che vedere con quelli che stanno nelle cassette.
Ma, intendiamoci, non sempre stiamo in questo tipo di condizioni privilegiate.

Il frutto importato ed il frutto fuori-stagione sono pure validissimi

Se poi sento il bisogno e la voglia di una banana dell’Ecuador, di un ananas della Costa d’Avorio, di un mango brasiliano, di un dattero tunisino, di un pompelmo israeliano (ma anche di un’arancia di Sicilia o di un carciofo romano), li prendo senza pensarci su due volte, checché ne pensi il nostro ministro Luca Zaia.
Non ho mai subito il condizionamento patologico del discorso bio o del discorso stagionale.

Rifornitevi di frutta, di qualsiasi frutta trovate sul mercato

E invito i miei lettori a fare altrettanto. Chi vuole prendersi il bio e pagarlo a peso d’oro, lo faccia pure.
Ma chi si sente di consumare frutta in abbondanza, non abbia troppi timori e si rifornisca dovunque la trova, lungo la strada o in negozio o al supermercato.
L’importanza è che si chiami frutta, non importa se bio o non-bio e non importa da dove viene.
I nostri cieli sono solcati in continuazione da aerei di ogni tipo.
Sfruttiamo almeno l’opportunità che essi ci danno di poterci alimentare da gennaio a dicembre con gli straordinari doni della natura.

Non c’è confronto fra il frutto dell’albero e il frutto del macello

Un mirtillo e un lampone sono sicuramente più vitali e salubri nella stagione calda.
Ma, se li mangio a Natale, e provengono dal Cile, dal Sudafrica o dalla Nuova Zelanda, non mi fanno di certo male. Avranno perso un 5 o un 10% in biodinamicità e in valore nutritivo, ma vuoi mettere rispetto al prosciutto e alla bistecca propostimi dal macellaio?
La tanto chiacchierata frutta d’importazione, quella fuori stagione e quella non-bio, restano in realtà sempre cibi biologici nel senso che sono vivi, e che hanno messo dei mesi per maturare sopra una struttura naturale chiamata albero, mentre la fiorentina e lo speck, di qualsiasi provenienza essi siano, sono morti e defunti, sono in stato di avviata putrefazione già dal momento in cui l’implacabile coltello dell’accoppa-bestie ha compiuto il suo immenso crimine.

L’impennarsi dei tumori negli ultimi 50 anni

Il decimo punto è fondamentale.
L’impennarsi di tumori negli ultimi cinquant’anni, caro dr Carlo Petrini, che hai voluto evidenziare in neretto questo dettaglio, te lo chiarisco subito io, se permetti, senza che tu debba chiedere lumi a quegli pseudo-ricercatori inglesi che ti sono particolarmente indigesti, ma che però hanno onestamente dichiarato come la loro ricerca riguardasse la resa qualitativa delle piante, e niente di più.

Pesce e carne fanno sempre molto male, sani o malati che siano gli animali macellati

Tu lanci un’inquietante ipotesi, e inviti ad indagare sui pesci del mare che sono a ciclo vitale lungo.
Qualche ragione ce l’hai.
I pesci al cadmio, o al mercurio, o ai residui PPCP (vedi mia tesina L’acqua a zero del 4 agosto), non fanno certamente bene a chi li mangia.
Ma non gli fanno bene nemmeno quando sono in perfetta salute.
Stesso discorso per le mucche, gli asini, i cavalli i maiali e le galline.
Tu questo però non lo dici, forse perché non lo sai, o perché non ci credi, o forse non ti comoda dirlo.
D’accordo che il tema era leggermente diverso, ma quando uno come te moralizza e bacchetta chi sbaglia, servendosi anche della rima e della filosofia, non può essere parziale, deve andare a fondo e deve essere universale nelle sue considerazioni.

La leucocitosi e il cibo cotto

Ieri, nella tesina Alla ricerca spasmodica della proteina, ho parlato degli esperimenti di Kautchakoff. Una cara amica mi ha ricordato telefonicamente che era d’accordo su tutto, ma che carne cruda e pesce crudo non scatenerebbero la reazione chiamata leucocitosi nel corpo umano, e non stresserebbero il nostro sistema immunitario quanto le rispettive varianti cotte.
Personalmente, non mangiando carne o pesce né cotti né crudi, non ho esperienze dirette da citare.
So comunque che il fenomeno della leucocitosi è quello che si rivela con immediatezza dopo il pasto, quello cioè che viene citato come primo avvelenamento e come prova evidente della reazione di emergenza immunitaria.

I micidiali danni della carne e del pesce, del latte e dei latticini

Ammesso che carne cruda e pesce crudo permettano il superamento di questa prova in stato di indennità, gli avvelenamenti successivi rimangono indelebili, e sono ancora peggiori, riguardando essi l’acidificazione del sangue, lo sviluppo di radicali liberi, l’appestamento irreversibile del sistema gastrointestinale, l’intossicazione del sangue e dei giunti da acidi urici, l’occlusione delle arterie con grassi saturi-colesterolo-omocisteina, l’ostruzione della cistifellea, l’irritazione cronica del colon, la demineralizzazione delle ossa, il danneggiamento del sistema escretorio e dei reni in particolare, il cattivo odore emanato dalla pelle in continuazione, la stimolazione di crescite tumorali, l’accelerazione dell’orologio biologico che porta ad invecchiamento precoce, la desensibilizzazione spirituale e la brutalizzazione dell’anima, la cinica accettazione delle porcherie più sconce che avvengono sul pianeta a danno dei bambini più bambini del mondo, degli indifesi più indifesi del mondo, degli innocenti più innocenti del mondo, che sono gli animali tutti.

Indagare sui pesci? Perché non direttamente sugli uomini?
Va a curiosare su cosa trovano gli anatomisti sezionando le vittime del cancro.


Tu parli di indagare sui pesci a ciclo vitale lungo.
Perché poi sui pesci e non sugli uomini, che hanno un ciclo vitale assai più lungo?
Nei reparti di anatomia patologica, quelli che cercano spiegazioni sulle vittime di cardiopatie e cancro, più che trovare cadmio e mercurio, trovano prove ancora più chiare ed incontestabili.
Cosa mai trovano i sezionatori nei reparti post-mortem?
Trovano il bacillus Enteridis, il bacillo Breslau, il bacillo Suispestifer, il bacillo Clostridium, il bacillo Streptococcus Bovis, il prione della Mucca Pazza, il bacillo del tifo e del paratifo A e B (altrimenti chiamato Salmonella).

Cosa scoprono mai nei reparti di ricerca oncologica?

Se poi vai nei laboratori di ricerca oncologica (il professor Veronesi avrà cento difetti come tutti, ma sul cancro pochi sono informati quanto lui), scoprono altre cose ancora, tipo l’aldeide malonica (sostanza cancerogena al 100% che si sviluppa con la cottura della carne, e che è introvabile nei vegani), l’acreolina (dalla cottura dei grassi, ultratossica per il fegato), l’adrenalina (dal terrore indescrivibile provato dalle bestiole nei macelli), il dietilsilbestrolo (causatore di cancro all’apparato genitale femminile), l’acido apocolico e il 3-metil-colantrene (composti chimici cancerogeni derivati dal contatto dei prodotti di decomposizione carnea coi nostri acidi biliari, l’acido colico e l’acido disossicolico), il beta-glicoronidasi e l’alfa-deiprossilasi (enzimi cancerogeni derivati da batteri intestinali di carni e pesce crudi), il coprosterolo (sterolo cancerogeno da carne e pesce crudi e cotti), la cadaverina (dall’aminoacido lisina), gli etil e metil-mercaptani (dalla cisteina e dalla metionina), la putrescina-agmatina-tiroxina-fenolo (veleni generati dalla cottura di carne e pesce), il solfuro d’idrogeno e l’acido acetico, l’albumina, la fibrina e la gelatina, derivate dal brodo di carne (causatore accertato di morie a gruppi di cani alimentati a brodo), le ptomanie (sostanze che prendono il nome da ptoma, che in greco significa cadavere), il benzopirene, le nitrosammine e le aflatossine (micidiali cancerogeni), i radionuclidi o radicali liberi, le purine (sostanze azotate derivanti soprattutto dal pesce, anche crudo, anche fresco e anche sanissimo, che fanno aumentare paurosamente l’acido urico nel sangue).

La frutta del mondo intero, bio o non bio, è un tampone antiacido, antitossico, antimicrobico, antivirale

Gli stessi cancerologi, con in testa il dr Max Gerson (1881-1959), che consacrò la sua vita alla piaga del cancro, nonché al salvataggio o al recupero dei malati terminali (leggi Terapie Gerson, Macro Edizioni), sanno ormai a memoria che tutta la frutta del mondo, biologica e non, di stagione e non, è un ottimo tampone antiacido (perché i suoi acidi deboli non inacidiscono ma, per reazione alcalinizzano e tendono ad essere ossidati, dando acido carbonico che produce bicarbonati di sodio e di potassio, che sono veri e preziosi tamponi alcalini).
Sanno altresì che tutta la frutta è pure un tampone antitossine-antiscorie, che fa da scopa intestinale, ed è pure un tampone antimicrobico ed antivirale.

Mandorle e nocciole fornitrici di acido linoleico e linolenico (Omega3 positivi), e non del velenoso acido arachidonico del pesce (Omega3 negativi e dannosi per la salute umana).

Gli stessi cancerologi, non appena fanno un passetto avanti nelle loro conoscenze, apprendono pure che la frutta secca (noci, nocciole, mandorle, pinoli, semi di girasole, semi di lino, olive e olio d’oliva) contiene acido linoleico e acido linolenico, i quali si convertono in prostaglandine 1 e 3-positive, ovvero in Omega3 innocenti e preziosi, assai diverse dalle prostaglandine 2-negative da pesce e da carne, le quali formano invece acido arachidonico causatore di aggregazione piastrinica e di accumulo patologico di B12.

La saggezza degli ordini mendicanti della Chiesa Cattolica, e la formula vincente del grande igienista ligure Sergio De Gregorio

Non per niente, i quattro ordini mendicanti della Chiesa Cattolica (Dominicani, Agostiniani, Francescani e Carmelitani) hanno da sempre accettato solo noci, nocciole, mandorle e fichi secchi, dimostrando di saperla ancora più lunga di tutti i medici e di tutti i nutrizionisti di regime del globo.
Come disse il grande igienista genovese Sergio De Gregorio a un gruppo di atleti rivoltisi a lui alla ricerca di una formula per vincere: Abbuffati sì, ma di ossigeno ed aria pura, muoviti e suda, respira e traspira.
Il tuo cibo sia innocente e frugale, perché la vera forza proviene da polmoni sani, da un intestino libero, pulito ed efficiente.


Un mondo pensato male e costruito peggio, con tre quarti dei campi riservati alla cerealicoltura di allevamento

Veniamo ora alle conclusioni.
Gli OGM e la chimica in agricoltura sono il parto di una gravidanza sbagliata e patologica.
Esiste un mondo pensato male e costruito peggio.
Un mondo dove tre quarti dei terreni è riservato alla cerealicoltura d’allevamento.
Tre quarti delle risorse assurdamente impiegate per alimentare stalle e macelli.
Tre quarti della popolazione mondiale bacata nel cuore e nel cervello, convinta che tutto quanto sta accadendo sulla terra è logico ed inevitabile, per cui va bene così.
Tre quarti delle industrie, ed anche di più, che tifano affinché non si muova una foglia da questo schema diabolico, masochistico ed autocastrante.

L’industria chimico-farmaceutica punta alla eunuchizzazione della razza

Un’industria chimico-farmaceutica che punta dichiaratamente ad eunuchizzare l’umanità intera, a trasformare i maschi in femmine e le femmine in maschi, onde poter piazzare i suoi Viagra e i suoi correttivi ormonali.
Un’industria chimico-farmaceutica che è supportata colpevolmente e dolosamente da stati, governi, istituzioni sanitarie, quotidiani ridicoli e riviste ridicole, privi di originalità e di verve, privi di scienza e di coscienza, ma non certo privi di presunzione e di venalità.

I pirati dell’Alimentarius tengono in pugno la Casa Bianca e fanno cose che gli stessi Hitler e Stalin non si sognavano di fare

Un’industria chimico-farmaceutica che tiene in pugno la Casa Bianca, e che può liberamente fare scempio di ogni cultura alternativa, e che riesce a fare cose che gli stessi Hitler e Stalin non si sognarono di pensare, e cioè imporre alla gente devitalizzata ed imbalsamata concetti assurdi e metodi di cura preventiva-successiva adatti non alla salute umana, ma piuttosto all’indebolimento progressivo ed al genocidio dei popoli.

L’unico modo possibile per criticare gli OGM e sconfiggere la Monsanto

Ed è soltanto in quest’ottica che si può criticare l’industria chimica e gli OGM.
Pretendere di sconfiggerer la Monsanto, i Rockefeller, la Pfizer, la FDA, il CDC, la Casa Bianca, la GSK, i ministeri venduti e scimuniti dei vari paesi, parlando di bio o non-bio, mantenendo l’attuale baracca bio per pochi abbienti, mantenendo le mucche nelle stalle, i maiali nei porcili e le galline nei pollai, non è utopistico ed improduttivo, ma persino demenziale.
Non si arriverà mai al biologico universale, spaventando la gente e distogliendola dalla frutta normale ed inquinata, come fate voi.

Sparlare della frutta e della verdura comuni significa dare una mano al nemico

Sembrerà paradossale, ma voi state inconsapevolmente dando una mano ai medesimi pirati dell’Alimentarius e degli OGM che state combattendo.
Sparlando della frutta e delle verdure comuni e di quelle non biologiche, voi costringete la gente a rinunciare ai carrelli pieni di cibo imperfetto ma naturale ed economicamente accessibile, e la inducete a fare acquisti necessariamente striminziti nelle vostre boutique della mela e della verdura.
Chiaro che questa gente deve riempirsi poi lo stomaco comunque, e lo dovrà fare coi cibi in scatola, coi cibi cotti, coi cibi spazzatura e soprattutto coi cibi lugubri dei macellai (possibilmente bio e di origine controllata).

Il discorso bio ha senso, ma solo in una cornice di universalità

Non sono un bioscettico, caro dr Petrini.
Credo fermamente nel biologico, ma solo in senso globale ed universale.
Tiriamo via una buona volta dalla testa e dallo stomaco la carne, il pesce e la proteina animale, e vedrai che l’impennarsi del cancro negli ospedali del mondo sarà un ricordo di altri tempi oscuri.
Un grande scrittore italiano, Giuseppe Berto, ci ha regalato negli anni 60 un importante romanzo dal titolo Il Male Oscuro. Oggi non lo potrebbe più scrivere, o comunque non lo potrebbe intitolare in quel modo, visto che del cancro si sa tutto e più di tutto.

La ricetta concreta e vincente esiste ed è a portata di mano

Vuoi la ricetta unica e vincente? Esiste e non è utopistica.
Svuotiamo a ritmo incalzante tutte le stalle e tutti gli allevamenti, cancelliamo da questo pianeta la vergogna dei macelli, depotenziamo tutto il business legato alle carni e ai latticini, e vedrai che le ambizioni e le velleità della Monsanto e degli OGM, e di chi ruota intorno a questo business malandrino, risulteranno automaticamente svuotate.
Riprendiamoci le generose e abbondanti terre che il Signore dell’Universo ci ha assegnato e piantiamoci con entusiasmo tutte le sementi naturali a nostra disposizione, nonché tutti gli alberi da frutto possibili e immaginabili, e vedrai che troveremo subito sostentamento per 10 miliardi di uomini per altri 500 anni.

Veleni e farmaci in fondo al mare e l’Eden, ostaggio dei peggiori ladroni, rifiorirà

I dieci miliardi di uomini dovranno però comportarsi da uomini. Non basta la virtuosità, l’economicità, la morigeratezza, il rispetto-natura di pochi. Ci vuole una virtuosità planetaria.
Allora sarà possibile mandare in pensione i produttori di veleni chimici e di OGM, calando in fondo al mare, racchiusi in cassoni a tenuta stagna, tutti i farmaci e i vaccini accumulati dai briganti della biochimica, e la salute riprenderà a fiorire di nuovo sul giardino dell’Eden, su questa terra diventata ostaggio dei peggiori ladroni mai espressi dall’universo umano.

Serve un nuovo modo di essere, un nuovo modo di stare sulla Terra

Torniamo ad essere più semplici e più naturali, usando al minimo possibile i gadget tecnologici, ma sviluppando piuttosto la nostra autostima, la nostra curiosità e la nostra fiducia verso la realizzazione di un nuovo modo essere e di stare sulla Terra, il nostro interesse e il nostro amore universale per noi stessi, per il prossimo umano ed animale, il nostro profondo e religioso rispetto per la natura e per l’opera di Dio, e il mondo tornerà ad essere luogo di armonia e di serenità, e non più valle di malattia, di paura e di lacrime.

domenica 2 agosto 2009

ELEMENTI DEMENZIALI DELLA MESSINSCENA VIRALE PLANETARIA

I bugiardi seriali della Sanità Mondiale

Quando il bugiardo e l’ipocrita seriale si accorgono di averle sparate troppo grosse, non esitano a coprire le loro trovate e le loro invenzioni con altre bugie ancora più assurde e paradossali.
Lo fanno soprattutto quando si sentono miracolati e protetti dalla temporanea provvidenza divina, come succede di norma nel campo della virologia, dove per provvidenza sovranaturale si intendono le leggi sanitarie, il CDC (Central Disease Control), la FDA, la WHO e tutta la chiesa medico-farmaceutica mondiale, i governi e i ministeri di tutti i vari stati ipnotizzati e colonizzati, i loro servizi segreti.
La certezza dell’immunità, ovvero di farla sempre e comunque franca, li rende spregiudicati, arroganti, sbruffoni, spericolati, pronti in ogni momento a cambiare le carte in tavola, a variare a proprio comodo e piacimento parole, schemi, formule e scenari.
Che l’intera questione della pandemia suina o aviaria si poggi su una enorme menzogna, e che non esista al mondo ed in natura un singolo virus che rappresenti una minaccia per la popolazione, lo dovrebbero sapere ormai anche i sassi.
Ma i criminali al potere hanno capito che il vero virus è di tipo psicologico, e si chiama paura, e ne stanno facendo uso in modo martellante, sistematico, osceno.

Fantasie straordinarie di Jane Burgermaister, oppure la banda di filibustieri chiamata Codex Alimentarius si va delineando con macchinazioni segrete ancora più folli e delinquenziali?

Qualcuno potrebbe tentare di ritorcere le accuse su di noi.
Come si fa ad accusare di ipocrisia e di demenza tre quarti dell’apparato medico-sanitario-farmaceutico-politico dell’intero pianeta?
Il fatto è che ipotesi ancora più inquietanti stanno venendo alla luce.
Il dossier della giornalista investigativa austriaca Jane Burgermeister, in ampia circolazione sulla rete Internet, è un avviso al mondo intero.
E’ stata sporta denuncia presso la FBI, con tanto di prove e documenti, che Barack Obama (presidente degli USA), David Tabarro (coordinatore ONU per l’influenza umana ed aviaria), Margaret Chan (direttrice generale OMS), Kathleen Sibelius (ministro USA sanità e servizi sociali), Janet Napolitano (ministero sicurezza nazionale), David De Rotschild, David Rockefeller e George Soros (banchieri), Werner Faymann (cancelliere austriaco) e Alois Stoger (ministro sanità austriaco), fanno parte di un gruppo segreto collegato alle società farmaceutiche Baxter, Novartis e Sanofi Aventis, impegnato in un disegno criminale internazionale per attuare stragi di massa e ridurre la popolazione mondiale a suo piacimento.

La Spagnola del 1919, sbandierata in continuazione come spettro spaventapasseri, causata dai febbrifughi e non dai virus

Il vaccino anti-aviaria, sperimentato in anticipo dalla Novartis, uccise 21 persone senzatetto in Polonia nell’estate 2008, e già questo fa capire i giochi infidi che si stanno conducendo all’insaputa dei popoli, e la gravità dei pericoli cui stiamo andando incontro.
Ci sarebbe dunque uno schema programmato con tanto di produzione armi biologiche, campi di concentramento FEMA per la gente che rifiuta la vaccinazione, e con siti previsti per la tumulazione di massa.
La messa in circolazione di 72 chili di virus impacchettato in materiale organico vivente-attivo, sarebbe stato fornito dalla OMS a 16 laboratori di quattro paesi, al fine di spargere la sostanza pagotena e di poter dichiarare una pandemia di livello 6, simile alla spaventosa Spagnola del secolo scorso.
Esistono prove, confermate dalle ricerche del dr Jerry Tennant, che l’uso diffuso dell’aspirina durante l’inverno che è seguito alla fine della prima guerra mondiale, soppresse il sistema immunitario ed abbassò la temperatura corporea a milioni di persone, e fu il vero motivo provocatore del disastro Spagnola.
Anche il Tamiflu e il Relenza abbassano la temperatura corporea e contribuiscono all’indebolimento ed alla suscettibilità della gente alle malattie, conclude la Burgermeister.

L’arrivo dei vaccini previsto per ottobre

Ma torniamo pure a noi, e facciamo finta innocentemente che non esistano affatto piani diabolici di sterminio, e che la bioingegnerizzazione di sostanze letali sia solo un parto della sensibilità femminile di una donna coraggiosa e combattiva.
In politica si usa dire che ogni guerra viene combattuta tre volte.
Una prima volta per giustificarne le ragioni, una seconda volta per dare corso concreto alle ostilità, e una terza per commentare i risultati, le conseguenze e le prospettive del dopo.
Questo succede perché l’uomo non smette mai di essere, o di pretendere di essere, una creatura riflessiva e pensante, anche quando pensiero e riflessione sono resi bacati e fuori-luogo dall’oggettiva assurdità degli avvenimenti in questione.
Capita, a livelli più tollerabili, anche nello sport e nelle gare, dove le partite durano 90 minuti (ad esempio nel calcio), mentre i pre-partita e i commenti postumi si protraggono come minimo per mezza settimana.
Nel nostro caso, la partita è già cominciata da un pezzo, ma i momenti cruciali si giocheranno pare ad ottobre, con l’arrivo dei vaccini, e soprattutto col tentativo di renderli obbligatori.

I nuovi terroristi, gli epidemiologhi, vincono sempre, perché la gente è spaventata a morte

Nel presente caso della pandemia aviaria-suina, come del resto nella maggior parte di questi teatri teleguidati di cattivo gusto che sono le epidemie, la battaglia è sempre e comunque una battaglia vinta su tutti i fronti da parte degli epidemiologhi.
Vinta sul fronte del virus stesso, inventato di sana pianta, e contrabbandato come nemico brutale e satana interplanetario, e che viene poi dichiarato vinto, o attenuato, ma mai morto.
Mai morto perché un virus morto davvero equivarrebbe a far cadere palco, burattini e burattinai.
Il mostruoso virus deve sopravvivere in eterno, e deve essere pronto a colpire di nuovo non appena lo richiameranno in causa. Nessun addio al virus, ma sempre un arrivederci a presto, perché la sceneggiata e il business devono continuare.

L’organizzazione opera ormai a memoria, con personaggi, strutture e bollettini pre-esistenti e ben sperimentati

Una battaglia vinta pure sul piano dell’organizzazione, poiché in ogni pandemia, in esatta fotocopia con le precedenti, viene creata una precisa categoria o razza di pandemiologhi, di produttori, registi, sceneggiatori, attori e comparse, satrapi e vittime, rappresentanti e portaborse, agenti e strilloni, per cui alla prossima edizione, non sarà mai necessario ripartire da zero.
I bollettini di guerra, stampati in milioni di copie, e distribuiti senza alcun risparmio cartaceo in tutti gli aeroporti del mondo (considerati zone strategiche e predilette per gli scambi virali), vengono ormai copiati alla lettera da quelli usati nella peste precedente, variando soltanto il nome e la formula del virus.

Soltanto alcune decine di milioni di dosi, con molto rammarico

Un articolo dell’11 luglio sul quotidiano Straits Times di Singapore porta un titolo auto-esplicativo:
US prepares for aggressive return of flu infections (Gli Usa si preparano ad una forte ripresa infettiva).
La Casa Bianca, che è culo e camicia da sempre con la CDC, ossia con gli inventori dell’AIDS, ha disegnato un piano di battaglia per combattere il virus aviario in concomitanza della stagione autunnale, ovvero tra una dozzina di settimane.
Le vaccinazioni cominceranno in ottobre se i test previsti in agosto daranno prova di efficacia e di sicurezza. Ma, in ogni caso, gli esperti monatti prevedono di poter approntare soltanto diverse decine di milioni di dosi, per coprire i gruppi considerati a maggiore rischio, tipo gli studenti, gli operatori della sanità, le donne incinte, le persone che presentano condizioni di salute precarie.
Si sottintende con rammarico che non si riesce a preparare miliardi di dosi, perché l’ideale sarebbe vaccinare tutti (inclusi cani, gatti, formiche e topi, aggiungiamo noi).

Crisi o non crisi, i soldi per mascherine, termometri elettronici e vaccini, si trovano sempre

La segretaria, ovvero il ministro statunitense della salute Kathleen Sebelius, ha dichiarato che il governo federale offrirà o stanzierà 260 milioni di US$ in concessioni garantite a stati e grosse città per il programma vaccinatorio delineato.Come dire che la crisi economica può essere grave finché si vuole, ma i soldi per mascherine e vaccini si trovano sempre, traendoli dalle tasche dei cittadini, ignare vittime della burla. Non scordiamo, ha concluso la Sebelius, che gli Usa hanno la quota più alta di vittime del virus A(H1N1), con 170 morti e 34000 casi confermati.
Sembra esserle sfuggito un dettaglio di non poco conto, e cioè che ogni anno nel suo paese muoiono 50000 persone a causa della normale influenza stagionale (in Italia se ne vanno 8000 per lo stesso motivo). Tutte morti che si cercano ora di incasellare, di togliere dal settore tossico e di etichettare abusivamente come virali e contagiose, perché è solo così che ci si guadagna sopra.

I monatti, specialisti guastatori, capaci con un niente di mettere sottosopra le città americane

I soliti monatti hanno aggiunto che non c’è evidenza che l’influenza sia mutata in forme diverse o più pericolose, ma che già questa forma benigna è stata capace di mettere sottosopra diverse città americane, per cui in autunno potrebbe ripetersi il disastro a livelli ancora più accentuati.
Come dire, abbiamo creato un pandemonio per nulla e ripeteremo il pandemonio per nulla, perché è evidente che a mettere sottosopra il paese non è stato di sicuro lo striminzito, defunto ed innocente virus aviario o suino o aviario-suino o vattelapescare, accusato di tutti i misfatti possibili ed immaginabili, ma sono stati gli stessi monatti, indefessi professionisti del terrore virologico.

I teorici dello schifo e dello scafandro protettivo e il calo dell’interesse sessuale

Più di qualcuno si lamenta del calo di interesse sessuale, del calo delle relazioni, del calo dei corteggiamenti, del calo dei fidanzamenti, del calo dei matrimoni e del calo delle nascite, problemi ormai sociali, evidenti ed endemici, soprattutto nei paesi sviluppati.
A chi dire grazie di tutte queste magagne che sono simbolo di uno strisciante ed accelerato malessere esistenziale, se non a questi teorici dello schifo sociale e dello scafandro protettivo?
Ho detto scafandro? Sì scafandro, perché la mascherina non è altro che il precursore dello scafandro.

Doppio preservativo, alla larga dal prossimo e dai figli, e attenzione all’aria

Doppio preservativo per i maschi attivi, ovvero per quei pochi irriducibili tuttora dotati, nonostante ogni dissuasione, di voglia e velleità verso l’ambita femmina.
Mascherina obbligatoria per tutti.
Bacio vietato persino tra marito e moglie.
Stare sospettosamente alla larga del prossimo, e magari anche dai propri figli.
Non parliamo poi degli animali, soprattutto se non rigorosamente vaccinati e controllati dagli enti veterinari.
Guardare e considerare l’aria non più come amica ed alleata, ma con sospetto, come potenziale veicolo di appestamento.
Respirazione profonda e ritmata stile yoga? Ma che scherziamo? Mascherina sterilizzata a ripetizione e un filo minimo di aria filtrata, per minimizzare l’ingresso aggressivo dei microbi maligni.
Le basi scientifiche insomma per scardinare non solo la convivenza civile, le usanze, il buon senso e le attitudini sociali, ma persino le leggi dei codici e i comandamenti delle tavole, squalificando Domineddio e trasformandolo in costruttore imbecille di un mondo infame.

Gente di poca fede, di scarsa cultura e di zero scienza, con la maschera su cuore e cervello

Questa gente di poca fede, di scarsa cultura e di zero scienza, si è messa in una strada sballata e senza vie di uscita, e pretende ciononostante di guidare l’umanità intera nello stesso suo tranello.
Motivata certamente da esasperato protagonismo economico, ma anche da inconfessate attitudini suicide, pretende di condurre la massa verso il baratro, verso il proprio vuoto intellettuale e morale.
Pare non essersi nemmeno accorta che la mascherina alla bocca e al naso che si è messa addosso, e che sta cercando di mettere addosso a tutti, non gli ricopre solo labbra e narici, ma anche occhi, cuore e cervello.

Tenere d’occhio quegli idioti del CDC, lo dicono persino alla Pfizer

Si ripete per filo e per segno la storia dell’AIDS, con la sola variazione che, in quel caso, il virus HIV è stato solo ipotizzato ma mai isolato, trovato, definito, provato.
Qui sappiamo invece di essere di fronte a un mostriciattolo a tre teste che risponde alla sinistra ed incomprensibile sigla A(H1N1), parto della sperticata fantasia dei disegnatori-di-peste.
Perché poi A(H1N1) e non P(H1N1)? Perché i disegnatori della peste sono stati solennemente richiesti di spostare il mirino e il tiro dalla zona porcina P alla zono aviaria A, evitando di demonizzare così gli ubiquitari allevamenti porcini.
La stessa Pfizer, leader mondiale dell’eparina di maiale, che importa in esclusiva ed in massa dalla Cina, si è resa conto che quegli idioti del CDC stavano facendole un favore da un lato (boom vaccinatorio) e uno sgambetto dall’altro (contrazione business eparina).

La manovra correttiva per salvare capra e cavoli

Ecco dunque la manovra correttiva, tesa a responsabilizzare tutte le specie volatili, selvatiche e da cortile, e a santificare il maiale, coi suoi prosciutti, i suoi hamburger, le sue mortadelle e le sue eparine.
Ed è così che si è salvata per ora capra e cavoli, intendendo per capra il terrore ansiogeno che induce la gente a mettersi nelle mani dei monatti, e per cavoli la sacra ed ormai universale tendenza al massacro dei porcellini.

Il concetto della trasmissbilità via aria e non via carne

Erano partiti, quelli di Atlanta, con l’idea della peste suina, senza prevedere che questo metteva in crisi l’intero ordine mondiale basato ormai sulla porco-economia e sulla bovino-economia, e molto meno sulla pollo-economia.
In ogni caso, per tacitare pure i mugugni della potentissima KFC (Kentucky Fried Chicken), una seconda correzione è stata fatta in linea generale, inventando il concetto della non-trasmissibilità-via-carne ma via-aria, altra perla incredibile dell’intellighenzia monatta.

La CDC abbonata agli errori eclatanti, come successe del resto con l’AIDS che doveva essere GRID

Che in seno alla CDC di Atlanta ci siano diverse anime ingenue, ovvero degli imbecilli totali, lo sanno troppo bene in America.
Si credono divinità in Terra e continuano a non prevedere le conseguenze delle proprie azioni, commettendo errori su errori, costringendo l’apparato a continue modifiche in corso d’opera.
La stessa cosa successe anche con l’AIDS, disegnato e pianificato ben 5 anni prima del suo lancio internazionale sul mercato, e definito a quel tempo GRID (gay related immunodeficiency disease).

L’AIDS, una macchinazione perfetta, messa però a rischio dai suoi stessi ideatori

La pianificazione della peste del secolo era stata fatta alla perfezione, coinvolgendo Casa Bianca, CIA, Pentagono, stati alleati, Scotland Yard, servizi segreti britannici ed israeliani, maggiori università del pianeta, dall’Europa a Singapore, Tokyo ed Hongkong.
Ma quei geni di Atlanta erano riusciti ugualmente a farla grossa, e a rischiare di compromettere l’intera macchinazione.
Non avevano considerato per niente una cosa fondamentale, e cioè che la politica americana odierna è nelle mani di una lobby gay, con presidenti e vicepresidenti di enti federali, con sindaci e assessori di importanti metropoli USA legati agli omosessuali, o spesso omosessuali essi stessi.
Ed anche allora dovette intervenire la CIA con una manovra correttiva da brivido, consistente nella trasformazione improvvisa da GRID in AIDS, da malattia cioè per pederasti sniffatori e cocainomani, in peste universale per maschi e femmine, ossia per tutti i comuni mortali.

Il tavolo sbilenco dell’AIDS, malattia tipicamente tossiemica e non virale, per soli uomini

Ma anche alla CIA non brillano evidentemente di grande ispirazione scientifica o di cultura sopraffina.
Nessuno infatti si rese conto che la farsa di quel contagio non poteva reggere a lungo.
Un contagio deve colpire equamente maschi e femmine, perché si tratti di vero e credibile contagio, insegnò Robert Koch coi suoi postulati. E l’AIDS, come malattia contagiosa, era destinata così a perdere ogni credibilità scientifica, colpendo soltanto il 20% delle femmine.

Persa la bussola col contagio inesistente, si fa ricorso al camuffamento e alla farsa del Nobel

Il colmo della scemenza. Una sindrome inventata per terrorizzare la gente col contagio e che si rivelava alla fine essere banale malattia tossicologica, che riguarda essenzialmente i maschi sbandati, dediti agli strapazzi sistematici, all’alcol, al fumo, alla droga, alle ore sottratte al sonno, o gli artisti drogati da stimolanti e cocaina.
Solo che qui non si poteva tornare indietro. Non c’era spazio per altre manovre.
Ecco allora pronta una nuova strategia, basata sui puntelli politici esterni e di contorno, come i riconoscimenti Nobel a Luc Montagnier (Nobel per la Medicina 2008), e a Robert Gallo (candidato vincente per il Nobel edizione 2009).
Credere all’AIDS insomma sempre e nonostante tutto, in barba alle leggi ed alle evidenze contrarie, in nome della fede nel potere, nello stato-guida americano, nei suoi vassalli ministeriali dislocati su ogni continente.

Il maiale che infetta l’uomo o l’uomo che infetta il maiale?

Tornando alla peste suina, i virologi erano partiti con la lancia in resta contro il povero maiale, facendo pure un favore ideologico a Bin Laden ed ai musulmani, i quali condannano la porco-economia non certo per amore verso il porcellino, come sarebbe giusto fare, ma perché da essi considerato a torto animale sporco e lurido, troppo portato in particolare verso le orge sessuali.
Dalla fase numero uno dove si parlava di peste suina, si è così passati alla fase 2, dove l’H1N1 viene preceduto da una A che sta per aviaria.
Ma, a quel punto subentrava la necessità di spiegare la modalità del contagio.
Non basta dire contagio. Serve pure raccontare come esso avviene.
Dal maiale alla gallina e poi all’uomo? O invece dal maiale all’uomo e poi alla gallina, con un addebito degli interessi?
Qui i cosiddetti scienziati del terrore ne hanno dette di tutti i colori.
L’ultima è arrivata dai virologi del Friedrich Loeffer Institute, i quali danno addirittura la colpa all’uomo di infettare il maiale e non viceversa, anche perché è tutto da dimostrare che l’uomo sia meno sporco del maiale, e su questo non hanno davvero tutti i torti.

La bandiera bianca sventolata dovunque, con la pandemia sfuggita di mano

Nei giorni scorsi, sia in Cina che a Taiwan e in Filippine, la risposta, chiaramente orchestrata a bacchetta da Atlanta, era quella disperata dei ministri della salute, ormai dichiaratamente incapaci di circoscrivere la pandemia, sfuggita loro di mano, diffusa tra tutta la popolazione, e non circoscritta a determinate sacche.
Una specie di sventolamento di bandiera bianca. La furiosa caccia ai portatori di peste era miseramente fallita, ammettevano straziati i poveretti, di fronte alle rispettive Waterloo virali.
Oggi, con appunti datati 11/7, le autorità asiatiche, con nuova parola d’ordine all’unisono, dichiarano che, nonostante il fallimento della politica di contenimento della pandemia, il fenomeno è in strana ed inattesa fase di mitigazione.

La fase della mitigazione e le odiose pratiche di contenimento

Ed ecco che, sempre sullo Straits Times, in un articoletto ai margini, spunta l’opinine di Leonardo Lim, lettore singaporiano, con una serie di domande significative.
Che senso ha per ospedali e scuole insistere nel prendere la temperatura in continuazione a visitatori dall’esterno? Queste misure terroristiche impediranno forse il diffondersi dell’H1N1? Sappiamo già che la risposta è no. Perché allora la misurazione coatta della febbre?
Se la ragione è preventiva, siamo allora tutti così imbecilli da non capire nemmeno se siamo febbricitanti, se non nel momento in cui visitiamo un ospedale o un ateneo o un aeroporto?
Perché mai le scuole continuano a tenere l’elenco delle temperature di ogni singolo studente, quando poi c’è per tutti il test giorno per giorno?
Ultima domanda, ma non per ordine di importanza. Se siamo già, come voi dite, nella fase della mitigazione, perché mai le odiose pratiche di contenimento virus continuano ad avere luogo?

I casi gravi riguardano sempre e solo persone obese e diabetiche, o cariche di altri problemi

Un’altra scoperta interessante, un’altra ammissione dei giorni scorsi, è quella relativa al fatto accertato che la stragrande maggioranza dei morti, ed anche dei soggetti più severamente colpiti da influenza, corrisponde a persone obese e diabetiche, cariche di gravi problemi fisici, e dunque afflitte da un sistema immunitario indebolito, stressato ed inefficiente.
Ma quella strada, che sarebbe poi l’unica giusta che porta a dire fuoco-fuoco, che porta a trovare i veri autori del misfatto, che sono come al solito i comportamenti balordi prolungati, le indigestioni, le cattive digestioni, i cibi animali andati in putrefazione nel proprio corpo, l’immobilità, gli sprechi di energie, i caffè e le cole, i the e l’alcool, gli integratori e i dolcificanti, non viene affatto esperita, non viene nemmeno presa in considerazione.

Cucire la bocca. Chi è quello stronzo che parla a vanvera? Il virus colpisce tutti

Anche lì è arrivato immancabile l’ordine perentorio da Atlanta.
Siete forse tutti impazziti? Chi è mai quello stronzo che manda in giro certe notizie? Nessuno si permetta di associare l’influenza virale all’obesità e ad altri stati patologici degli appestati.
Si ripete anche qui lo schema classico già visto con l’AIDS, che nelle ultime versioni corrette e ricorrette degli stessi Gallo e Montagnier, sotto la pressione della critica scientifica, non sarebbe più causato dal fantomatico virus HIV, ma bensì dall’ HIV + comportamenti a rischio + cibi impropri + droghe + alcol e fumo + mancanza sonno + attività sessuale oltre i propri limiti + cure AZT.
Come dire insomma che la sindrome inventata AIDS (etichetta di comodo per cento diverse malattie tossicologiche vere e reali che rendono certe persone deboli, sfiancate e denutrite come dei bistrattati vermi) è causata esattamente da carne-zucchero-alcol-droghe-sballi, e non certo da un HIV che, alla resa dei conti, non esiste nemmeno, se non a livello di spirito maligno.
Ma, per fare questa ammissione storica, dovranno passare altri 50 anni.
Non scordiamo che malattie falsamente-infettive tipo scorbuto, pellagra e beri-beri sono state sbandierate come pestilenze contagiose per secoli, prima di essere alla fine decodificate da ogni contagiosità e di finire relegate a misere malattiette da sovraccarico tossico o da carenze vitaminiche.

La trasformazione della benefica e innocente influenza in micidiale peste bubbonica

Cosa di meglio c’è dunque se non prendere la comunissima, benefica, innocente, e persino indispensabile influenza, e trasformarla in micidiale e redditizia peste bubbonica?
Del resto anche la medicina va capita.
Esauriti da tempo i fondi statali, le lotterie e le elargizioni generose per la ricerca ultra-fallimentare sul cancro, in fase calante pure i fondi a favore dell’AIDS perché qualcuno comincia finalmente a sospettare di essere stato preso indegnamente per i fondelli, la parola d’ordine dell’Ordine Medico Internazionale è Giù le mani da Cuba, Giù le mani dall’influenza e dal contagio.

Una colossale carnevalata e la resurrezione del Cristo Virus

Nessun cane al mondo è disposto a mollare il suo prezioso osso senza ringhiare, soprattutto quando la fame comincia a farsi sentire.
Il punto centrale dell’intera questione è dunque quello economico.
Scienza e salute non hanno nulla a che fare con tutta questa colossale carnevalata.
Nessuno si è preoccupato di spiegare cos’è un virus, da dove viene e dove va, come si contiene e come si mitiga.
Solo sparate e parole d’ordine, solo affermazioni senza né capo né coda.
Dopo aver crocifisso e demonizzato il Cristo Virus, lo fanno resuscitare a bacchetta e lo trasformano in diavolo iperattivo e malefico della peggiore specie.
A una particella morta ed inerte si continuano ad attribuire verbi di movimento ed azioni inverosimili, degne di Rambo, oppure del mitico Agente 007.

La bastonata di Stefan Lanka: Niente virus nella flugge

L’eminente virologo tedesco Stefan Lanka, il più esperto tra quelli che spendono la vita in laboratorio a identificare ed isolare dei nuovi virus, sembra avere le idee leggermente più chiare degli altri.
Sa che nessun virus al mondo può essere trasformato in killer, e quindi dà una prima grossa bastonata ai teologi dello schifo e della morte, ai colleghi infettivologi, seguendo le orme del grande Peter Duesberg.
E aggiunge, dettaglio importantissimo, che nessuna influenza virale si trasmette con la flugge, ovvero per via aerea, dato che i virus si concentrano eventualmente non nell’aria, ma piuttosto nella materia vivente, o al limite in quella ex-vivente, come ad esempio in tutte le carni.
Al massimo, una forte concentrazione virale si potrà riscontrare nell’aria viziata degli ambienti pubblici chiusi e non sufficientemente aerati, si chiamino essi aule scolastiche, discoteche, ospedali.

Nessun virologo al mondo la racconta giusta

Se dovessimo credere a Lanka, la presa in giro dei monatti della A(H1N1) risulta essere ancora più colossale, avendo essi ipotizzato l’esatto contrario, dando la stura alla ossessiva ed ansiogena produzione di miliardi di mascherine.
Non potendo essi accusare il sangue e la carne di maiale, o la bistecca di manzo, o al limite quella delle povere e sbrindellate galline, in nome dell’intoccabile carnivorismo mondiale e delle mitiche Kraft Food, Philip Morris, Unilever, Danone e Nestlé, MacDonalds e Burger King, Wendy e KFC, non hanno avuto altra scelta che quella di accusare l’innocentissima aria, messa a furor di popolo sul banco degli imputati come veicolo della mortale infezione.
Il fatto è che nessun virologo al mondo la racconta tutta giusta, nemmeno Stefan Lanka medesimo, perché se lo facesse, si darebbe in un modo o nell’altro la zappa sui propri piedi, e dovrebbe rimettersi da bravo a fare il biologo o, ancora più umilmente, tornarsene mogio-mogio ai suoi campi di patate.
E, quando dice che i virus non ammazzano nessuno, ma possono fare i facchini trasportatori di altre entità, cade pure lui nel ridicolo, in quanto tenta cocciutamente, anche lui, di ridare vita ai morti, al pari dei suoi colleghi virologi e untori.

Credere al virus killer senza fare domande, questa è la consegna

Più che non raccontarla giusta, questa gente non la racconta affatto, che è ancora peggio.
Nasconde in continuazione l’imputato principale. Meno se ne parla e meglio è.
Basti sapere che si tratta di un satanico nemico e che agisce come strumento di contagio.
Questa gente non segue regole logiche, non rispetta paletti scientifici, non è sfiorata nemmeno da scrupoli religiosi o morali.
Ma la scienza, per essere scienza anche solo materialistica, deve evidenziare i dubbi e le perplessità, descrivere e giustificare in senso logico ogni cosa, deve dare precise definizioni e convincenti prove.
Lo insegna Robert Koch, i cui principi e postulati, per l’attribuzione reale di responsabilità infettive ai batteri e ai virus, reggono tuttora alla corrosione del tempo.

La grandezza stellare di Peter Duesberg e l’ira della Nomenklatura

E lo insegna ancora di più l’altro grande biologo tedesco Peter Duesberg, membro della National Academy of Sciences, docente di biologia molecolare e cellulare a Berkeley, che pur essendo considerato maggiore autorità mondiale nel settore della microbiologia, pur brillando come polemista e scrittore di rara arguzia, non muove giustamente una foglia senza attenersi alle regole di Koch.
Il suo amore per la scienza e la verità, per la trasparenza e la chiarezza, è tale che non ha esitato a mettere in gioco la sua brillante carriera e il premio Nobel per il quale era in corsa come pioniere nella ricerca dei retrovirus e come primo scienziato al mondo ad aver isolato un gene del cancro.
Ha messo in gioco tutto questo per il solo gusto squisitamente scientifico di demolire punto per punto tutta la baracca gallomontagnieriana sull’Aids, guadagnandosi ovviamente l’ammirazione incondizionata di tutti gli scienziati americani, inclusa quella del Nobel Kary B. Mullis, ma anche nel contempo l’ira, le maledizioni e il boicottaggio della Casa Bianca, della CIA, e della corrotta Nomenklatura medico-farmaceutica americana.

L’illustre assente in ogni motivazione patologica è proprio il contagio

La scienza igienistica lo fa in continuazione, per tradizione, statuto e attitudine a rivelare e non a nascondere, ricorrendo alla logica, al ragionamento, all’esperienza e alle prove.
E dimostra, fatti alla mano, che l’uomo è produttore della quasi totalità dei propri virus, e che i virus di provenienza esterna, appartenenti ad altre creature (derivati essenzialmente da carni e latticini, hanno pure effetti intasanti che vengono comunque bloccati e contrastati dal sistema immunitario.
Dimostra inoltre che tutte le malattie umane non sono mai malattie di origine batterico-virale, ma solo malattie metaboliche di assestamento e di auto-guarigione, ovvero di espulsione positiva tossine in eccedenza, per cui l’illustre assente in ogni motivazione patologica è proprio il contagio.

La ripetitività sociale degli errori, non l’infettività, alla base delle epidemie e delle pandemie

In altre parole ogni malattia ed ogni dissesto sono fatti squisitamente individuali che non possono trovare replica e riflessi nel vicino.
Le epidemie e le pandemie, e ci riferiamo a quelle vere, e non a quelle inventate ad arte, sopravvengono non per contagio ma, in primo luogo per ripetitività sociale degli errori alimentari e comportamentali, o anche delle condizioni generali di dissesto umano ed ambientale.
In seconda istanza esse avvengono per simultaneità delle conseguenze di tali errori e di tali condizioni, a volte suscitate e scatenate dall’effetto-grilletto, dalla goccia che fa traboccare il vaso, dal placebo-negativo, dall’auto-suggestione.
Effetto grilletto e goccia traboccante che non sono essi stessi causa di malattia, essendo quest’ultima stata accumulata al proprio interno nel lungo periodo, provocando una situazione di preparazione, di prontezza, di incubazione e quindi di suscettibilità estrema alla patologia.

Il meccanismo di disintegrazione e di rinnovo cellulare non è malattia e non è contagio, ma normale processo fisiologico

Alla fin fine la malattia è sempre un discorso fisiologico di metabolismo e di moria cellulare.
Centinaia di trilioni di cellule diverse (epatiche, pancreatiche, renali, epidermiche, ecc) subiscono in continuazione un processo di moria, di demolizione, di espulsione, di ricostituzione.
In pratica muoiono al nostro interno miliardi di cellule al minuto, di giorno e di notte in continuazione.
Quando ci arrabbiamo e quando ci sottoponiamo a stress fisici e a sovraffaticamenti di varia natura, a strambi processi digestivi, a lungaggini e complicanze gastrointestinali, la moria cellulare aumenta e la nostra energia metabolica diminuisce, creando le basi per una nuova crisi.
Questa è la vita. Questo è il processo vitale demolitivo-rigeneratorio.
E tutte queste cellule esaurite, sottoforma di polvere organica morta ed inattiva, di detriti cellulari, cioè di virus, devono essere regolarmente espulse.
Per fare ciò serve che la nostra macchina umana funzioni al meglio ed in piena efficienza, disponendo di tutta l’energia biochimica necessaria.
Quanto sopra non è malattia, e soprattutto non è contagio, ma bensì processo fisiologico normalissimo, previsto dalla natura, dalla creazione e, se vogliamo, dal medico-biologo più illuminato del mondo, che qualcuno chiama Dio, qualcuno Allah, qualcuno Manitou.

L’avvelenamento è sempre personale, incedibile e mai contagioso

In diverse malattie influenzali c’è accumulazione di virus? Per forza.
Mangiato male, bevuto peggio, respirato veleni, digerito da cani, dormito con le pasticche, come fa il sistema immunitario a fronteggiare tutte le emergenze?
Se il corpo funziona male, se l’energia nervina vitale, se l’energia bio-enzimatica viene dissipata dalle solite bestemmie comportamentali umane, il processo metabolico interno (anabolico-costruttivo o nutritivo, e catabolico-distruttivo o ripulente) funziona a singhiozzo, va in tilt, si interrompe, per cui i nuovi virus, i nuovi cadaverini interni arrivano a frotte e a ondate ma non trovano la via di uscita libera.
Vanno così passivamente a sommarsi e ad accumularsi (nota bene, non a moltiplicarsi) sui cadaverini precedenti, sulla polvere cellulare inespulsa precedentemente. Niente altro che questo.
Ecco dunque la congestione, l’acidificazione, la tossiemia, ecco lo stato di intossicazione, di avvelenamento virale personale e mai contagioso. Ecco pure la cosiddetta infezione batterica che sopravviene, coi batteri che si moltiplicano attratti dal tanto materiale intasante, tutto cibo a loro disposizione, e che poi si diradano intelligentemente a lavoro ultimato.

Le mascherine, in caso, non sulla bocca ma sullo sbocco venale ai polmoni

Il fatto che molte altre persone incorrano contemporaneamente nel medesimo problema, lo ripetiamo per chiarezza, non prova assolutamente nulla, se non che anch’esse hanno adottato le stesse abitudini alimentari, gli stessi stravizi, gli stessi errori di percorso, gli stessi stress, le stesse paure, e dunque le stesse reazioni consequenziali.
Volessimo assurdamente contrastare l’opera di Dio, dovremmo dunque inserire la mascherina non sulla bocca e il naso, diventando ridicoli e rimbecilliti agli occhi di uccelli, mosche e zanzare, ma sullo sbocco venale agli organi polmonari, dove arrivano in massa i nostri virus interni.

I virus esterni e la leucocitosi

Per i virus esterni, provenienti essenzialmente dai poveri animali uccisi, le cui carni sono letteralmente intasate dai loro virus intrappolati a metà strada, tutto di guadagnato se risparmiamo lavoro al nostro sistema immunitario e ci mettiamo a mangiare come Dio comanda, e non più da cannibali mangia-salme.
Se continuiamo negli spropositi e nelle assurdità del carnivorismo mettiamo in continua allerta ed emergenza il sistema immunitario.
Il processo di leucocitosi che avviene nel sangue umano, poco dopo ogni pranzo ed ogni cena a base di carne-pesce-granchi-uova-latticini, è ampiamente dimostrato dai famosi esperimenti di Kautchakoff del 1930, provati e riprovati con millimetrica precisione fino ai giorni nostri, fino anche all’esperimento di Cambridge 2000 (dove alle chiare statistiche ventennali, a dimostrazione che cancro e cardiopatie si evitano sempre e solo con l’inserimento di 5 pasti al giorno di sola frutta, e con l’eliminazione totale e rigorosa di tutte le proteine animali e di tutte le integrazioni minerali-vitaminiche-enzimatiche-ormonali, si sono accoppiate pure ricerche di laboratorio sull’esecrabile fenomeno della leucocitosi).

Troppa gente rabberciata, ovvero priva di pezzi di organi interni

Chiaro che l’avvelenamento da carne è quanto di peggio possa accadere al corpo umano.
Trattasi di un autentico attentato auto-demolitorio e mortale contro se stessi, e si materializza comunque non in una malattia virale e contagiosa, ma in qualcosa di ancor più insidioso che si chiama putrefazione intestinale, che porta a malattie rigorosamente tossiche quali cardiopatie e cancro.
Personalmente, pur citando in continuazione Kautchakoff e Cambridge per la loro importanza e per il fatto che vengono vigliaccamente tenuti all’oscuro della gente, non avrei bisogno di essi per derivare le mie convinzioni e i miei dati statistici.
Ho troppi amici e conoscenti che 10 o 5 anni fa facevano i galletti e che oggi esprimono un chicciricchì monco ed indistinguibile, privi come sono di un pezzo di stomaco, di un segmento del colon, di una parte della vescica, o che non cantano affatto perché finiti prematuramente, dopo inenarrabili sofferenze, sotto un loculo.

Le mascherine che invece di proteggere avvelenano di più

Quindi, per tornare al titolo di questa tesina, assistiamo impotenti e sconcertati alla demenza inguardabile delle mascherine, che rivela la piaga interiore dell’ignoranza, della superstizione, del contagio.
Vediamo gente che, mostrandosi in quelle condizioni, non si rende conto di quanto retrograda, infelice, irreligiosa e gabbata, possa apparire al prossimo suo, non appena tale prossimo sia dotato di un minimo di buon senso e di sana diffidenza nelle istituzioni monatte.
Non solo le maschere non servono a nulla, se non a creare panico aggiuntivo in chi le porta e in chi le osserva dall’esterno, ma esse sono il modo migliore per accumulare ancora più virus interni e per incrementare il grado di auto-avvelenamento delle vittime di questa ulteriore buffonata sanitaria.

Il colpo di tosse e la soffiata di naso malandrina

Ma il controsenso ancora più clamoroso è quello del termometro.
Già demonizzare una tosse o una soffiata di naso di troppo, in passeggeri sottoposti a micidiali trasferimenti dai 10 mila metri di altezza al livello zero, dal freddo artificiale-invernale di certi aeroporti all’aria asfittica, caliente ed inquinata delle destinazioni equatoriali, è una cosa assurda e spregevole.
Nel mio caso personale, dopo 3-4 giorni trascorsi per le strade di Hanoi e Saigon, città magnifiche ma con milioni di motorini che ronzano come sciami su strade e marciapiedi, mi succede ogni volta di dover smaltire questi veleni con qualche giorno di colpi di tosse, indispensabili accompagnatori espulsivi del muco con cui il corpo ha intelligentemente circondato ed inglobato i veleni acidificanti dei motorini vietnamiti. I monatti lo registrerebbero sicuramente come virus contagiante, e non come fatto di sana detossificazione chimica, che scompare del tutto tornando all’aria meno inquinata.

A lezione di febbre dall’avanzato maestro Parmenide

Questa medicina marcia-patocca non si ricorda nemmeno che il nostro grande Parmenide, qualcosa come 2500 anni fa, scriveva Datemi la forza della febbre e saprò fare mirabilie, dimostrando di essere più avanzato e progressista della medicina rabberciata e retrogada di oggi.
Una buona e intensa febbre globale, proiettata dall’interno all’esterno come accade in tutte le persone basilarmente sane, reattive, dal sangue fluido e circolante, è una manifestazione fisiologica ed indispensabile nel circuito guaritivo e riequilibrante, ed è causata, gestita e diretta saggiamente dal nostro sistema immunitario, uno che sa il fatto suo meglio di qualsiasi medico al mondo, senza bisogno di lauree e di titoli accademici o di premi Nobel.
La febbre esterna, soprattutto quella alta, è alla fine manifestazione di reattività, di forte energia nervina interna, e dunque di ottima salute della persona colpita, e non esiste alcun rischio che tale febbre sfori i tetti massimi, proprio perché il sistema immunitario sa il fatto suo meglio di qualsiasi antipiretico e di qualunque medico.

L’insulsaggine della medicina monatta

La faccenda dei termometri è davvero il non plus ultra della fesseria umana.
E’ la cartina di tornasole che indica il livello culturale da sottoscala della medicina monatta.
Roba da far arrossire chiunque di vergogna, ma non gli autori di queste insulsaggini.
Essi sono a prova di bomba in fatto di mancato imbarazzo e di imperturbabilità.
Sono bravissimi a travisare le carte, a inventare dei virus, a renderli prolifici e moltiplicanti, ma non sanno un bel niente di quello che insegnava il loro Ippocrate.

A scuola da Manuel Lezaeta Acharan

Figurarsi poi se conoscono Manuel Lezaeta Acharan, il medico-iridologo cileno che con la cua acutezza mentale ha creato una fiorente scuola di pensiero che non ha ancora dato tutti i frutti che merita, anche se autori e terapisti naturali come Luigi Costacurta (1921-1991), Michele Manca e Carmelo Scaffidi, pescano giustamente a piene mani dal testo La Medicina Naturale alla portata di tutti, capolavoro del genio cileno dell’igienistica naturale.
Lezaeta parte dagli esponenti dell’idroterapia, da Vincenzo Priessnitz, dal monaco di Woerischoffen, Sebastian Kneipp, da Luis Kuhne di Leipzig, e da padre Taddeo di Wisent, l’umile ma straordinario frate che lo seppe strappare a morte sicura quando era studente di medicina a Santiago, indirizzandolo nel giusto sentiero guaritivo.

La differenza fondamentale tra l’ottima febbre esterna e la micidiale e nascosta febbre interna

Lezaeta ha messo in evidenza qualcosa che continua a sfuggire alla maggioranza dei medici.
Egli ha distinto con chiarezza la differenza fondamentale tra febbre esterna (reazione naturale e difensiva dell’organismo, da non toccare e non demonizzare), e febbre gastrointestinale interna (condizione assai più pericolosa, causata da cibi carnei e latticini in stato di putrefazione, da bevande alcoliche, gassate, nervine, dolcificate, e quindi condizione diffusissima e quasi generalizzata nel mondo e nel modo in cui vive la maggioranza delle persone).
Se la febbre esterna è riscontrabile mediante termometro, per quella interna serve il paziente conto del polso con tre dita e a più riprese, e l’esame accurato dell’iride.
Spesso succede che le persone più malandate di salute siano proprio quelle che non riescono a rivelare esternamente il proprio accaloramento interno, in quanto la loro rallentata circolazione sanguigna e la loro scarsa energia nervina non riescono a portare fuori in superficie la propria febbre.

Dio ce ne scampi e liberi dalla manualità, dal naturalismo e dai predicatori di salute

Alla luce di quanto sopra, salta ancora di più all’occhio la demenzialità dei provvedimenti imposti al mondo dalla banda sanitaria chiamata CDC, FDA, WHO, e dai loro finanziatori Rockefeller, Pfizer, GSK, con costosissimi tele-termometri installati in ogni aeroporto, e con controlli giornalieri per studenti e malati di mezzo mondo, nonché per i visitatori che si azzardano a visitare scuole ed ospedali.
Questa gente non ha tempo e voglia di contare il polso, e non ha mai creduto nella validità dei controlli manuali, anche perché la manualità schiva gli strumenti, li rende superflui, e quindi non produce business per nessuno.
Quanto alle pratiche salutari, al mettersi a letto e bere acqua senza prendere medicine, Dio ce ne scampi e liberi, gli interessano ancor di meno, proprio perché producono salute, una condizione maledettamente seccante, perché non produce prescrizioni e mantiene il mondo produttivo in quarantena commerciale.
Il mondo deve stare malato e moribondo, deve beccarsi prescrizioni e operazioni, farmaci e vaccini, mascherine e termometri, nonché tutte le altre cose che verranno.

Logica e trasparenza illustri assenti presso le cosidette scienze del contagio

Pretendere logica e trasparenza da questi scienziati da strapazzo, chiamati virologi ed infettivologi,
sarebbe davvero troppo.
Probabilmente l’unica soluzione per gente del genere è quella di mandarli in pellegrinaggio a Lourdes.
Chissà che il miracolo non avvenga.
Solo allora gli faremmo leggere le parole sferzanti della massima dottoressa della storia medica, che ha insegnato come le malattie non sono classificabili in categorie tipo cani e gatti, o in migliaia di patologie differenziate rispetto ai diversi sintomi che procurano, o peggio in base ai microrganismi che le accompagnano.
Solo allora li manderemmo a purificare i loro panni sporchi nelle acque chiare e cristalline della Florence Nightingale, la quale insegnerebbe loro che la vera origine delle malattie umane sta nella sporcizia interna ed esterna, ed anche, a nostro avviso, nella sporcizia della cultura e dell’intelletto, come del resto in quella dell’anima e dello spirito.

Valdo Vaccaro